- Il diritto all’ozio
Siamo nell'epoca in cui tutto è programmato,
curriculato, informatizzato. Ai bambini e alle bambine offriamo praticamente
una settimana programmata nei minimi dettagli. Spesso le loro iter scolastici,
le loro carriere, sono praticamente predefiniti da noi adulti. Non c'è spazio
per l'ozio, l'imprevisto, l'auto-organizzazione infantile. Anche gli stessi
spazi di gioco sono preorganizzati. Non c'è, da parte dei bambini e delle
bambine, la possibilità di momenti autogestiti. È ingiusto pensare al tempo dei
bambini e delle bambine esclusivamente come un tempo di preparazione a
"quando saranno adulti, con un loro lavoro"? È importante la meta, ma
è altrettanto importante il "cammino" che si fa per giungere a quel
traguardo. L'infanzia va vissuta in quanto tale e non solo come periodo di
preparazione all'età matura. Si tratta perciò di imparare a
"camminare" sapendo che educazione è anche "fare strada
insieme", attenti a ciò che ci viene incontro in maniera imprevista. E forse,
come afferma il Piccolo Principe, capiremo che "l'essenziale è invisibile
agli occhi". E' indispensabile, per noi grandi, prendere coscienza che il
tempo del gioco, il tempo dell'ozio, il tempo del "non far niente insieme
agli amici" è importante. E tutto questo anche senza la presenza di noi
adulti. I bambini e le bambine hanno bisogno di scoprire da soli quelle che
sono le regole dello stare insieme, del giocare nello stesso luogo. Solo così
matureranno e faranno proprie le "regole fondamentali di convivenza".
Saranno regole, a quel punto, acquisite naturalmente nella coscienza personale
e non imposte dagli altri, dall'adulto, dall'alto.
2. Il diritto a sporcarsi
L'epoca attuale è quella del look, delle
cartelle firmate, delle riviste di moda e dei negozi di abbigliamento per
l'infanzia, dei bambini col cellulare. Ma il nostro è anche il tempo del
"non ti sporcare", "stai attento", "ma cosa mi hai
combinato?!". Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto
di giocare con i materiali naturali: la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, i
sassi, i rametti, la neve, l'acqua,... Quanta gioia c'è, nei bambini e nelle
bambine, quando pastrocchiano in una pozzanghera o in un cumulo di sabbia o di
neve. Però queste, a detta degli esperti, rischiano di essere attività poco
igieniche. Nulla si dice sulla poca igienicità di una moquette, delle paste
sintetiche ampiamente reclamizzate con cui giocano e manipolano i bambini e le
bambine soprattutto nelle scuole. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e
bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in
un boschetto o su un prato. Sarà interessante scoprire che un bimbo o una bimba
sono capaci di giocare per ore con le poche cose trovate per terra, le foglie
d'erba, un po' di sabbia, alcuni bastoncini o ciottoli. Sono sufficienti uno
spazio all'aria aperta, qualche semplice oggetto che l'ambiente naturale ci
regala, un po' d'acqua e... un clima sereno. In questa semplicità emerge un
grande messaggio educativo per i mondo di noi adulti: i bimbi e le bimbe ci
insegnano che non hanno bisogno di giochi e giocattoli complicati ed elaborati,
ma che si accontentano delle piccole e semplici cose che la natura di offre, in
un clima sereno e accogliente.
3. Il diritto agli odori
Oggi il rischio è quello di mettere tutto
"sotto vuoto". Nel percorrere le nostre città e i nostri paesi è
difficile poter distinguere luoghi tipici, percettibili olfattivamente fino a
pochi anni fa. Pensiamo alla bottega del fornaio, all'officina del meccanico
delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Questi luoghi
emanavano odori speciali, di cui si impregnavano i muri, le porte, le finestre.
Oggi entrare in una scuola (chi non ricorda l'odore del primo giorno di
scuola), in un ospedale, in un supermercato o in una chiesa spesso significa
respirare ed annusare lo stesso odore di detergente. Non ci sono più
differenze. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità
olfattive. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un
acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed
annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Sono sensazioni
che dal naso passano direttamente al cervello e spesso ci fanno fare salti di
memoria, tornare alla nostra infanzia. Imparare fin da piccoli il gusto degli
odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci
accompagneranno lungo la nostra esistenza. Non possiamo derubare il mondo
dell'infanzia di questa grande opportunità: il diritto al proprio naso.
4. Il diritto a prendere la parola
Dobbiamo constatare sempre di più la triste
realtà di un sistema di comunicazione e di informazione
"unidirezionale". Da una parte la TV, i giornali, i mass-media,
dall'altra gli ascoltatori, i telespettatori che subiscono passivamente. Siamo
al monologo. Un tempo si poteva entrare tranquillamente nelle case e si poteva
chiacchierare al caldo del camino o della stufa. Oggi al centro non c'è più il
fuoco, ma la televisone e, possibilmente, sempre in funzione. Si mangia, si
gioca, si lavora, si accolgono gli amici "a televisione accesa". Un
calcolo matematico (approssimato e per difetto) ci dice che se un bambino o una
bambina seguono la TV per 2 ore al giorno, moltiplicato per circa 360 giorni
all'anno, abbiamo un totale di 720 ore. Se dividiamo per le 24, cioè le ore di
un giorno, otteniamo 30. Trenta giorni, cioè un mese ininterrotto (24 ore al
dì) di televisione all'anno. E questo non è certo dialogo. Con la televisione
non si "prende la parola". Cosa diversa è il raccontare fiabe,
narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi
casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire,
dialogare.
5. Il diritto a saper usare le mani
La tendenza del mercato è quella di offrire
tutto preconfezionato. L'industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti
"usa e getta", che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i
giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano
dell'apporto creativo della manualità del bambino o della bambina. Oggi, poi,
anziché i calcio-balilla, nelle sale giochi o nei circoli ricreativi, ci si
abitua al video-gioco. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le
abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare
bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, scartavetrare,
incollare... anche perché è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta
a comprare i regali ai propri figli. Quello dell'uso delle mani è uno dei diritti
più disattesi nella nostra società post-industriale e rischiamo di avere
bambini e bambine capaci di stare ore davanti ad un computer, ma incapaci di
usare un martello o un paio di pinze.
6. Il diritto ad un buon inizio
Qui mi riferisco alla problematica
dell'inquinamento. L'acqua non è più pura come cantava San Francesco, l'aria è
intrisa di pulviscoli di ogni genere. Non meravigliamoci, perciò, della
esplosione delle allergie, che colpiscono oggigiorno una buona percentuale di
popolazione. La terra è fecondata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il
frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure in quel
"tornare indietro" che molti di noi hanno vissuto fra il 1973 e il
1974, con la famosa "austerity", abbiamo ritrovato il gusto della
città, lo stare insieme in maniera conviviale, divertente, spensierata, senza
l'assillo dell'automobile e del tempo. È questo che spesso i bimbi e le bimbe
ci chiedono. Da qui l'importanza dell'attenzione a quello che "fin da
piccoli si mangia", "si beve" e si respira.
7. Il diritto alla strada
La strada è per eccellenza il luogo per mettere
in contatto. La strada e la piazza dovrebbero permettere l'incontro. Oggi
sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non
ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi
di allontanamento. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza,
spostarsi in bicicletta. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi
luoghi. Dobbiamo renderci conto che, come ogni luogo della comunità, la strada
e la piazza sono di tutti, così come ancora è in qualche nostro piccolo paesino
di montagna o in molte città del Sud del mondo.
8. Il diritto al selvaggio
Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è
preorganizzato. Siamo nell'epoca dei "divertimentifici". Gli esempi
più eclatanti sono Eurodisney, Gardaland, Mirabilandia... parchi gioco
programmati nei dettagli. E così è nel piccolo, nei parchi pubblici e nel verde
delle città, compreso l'arredo urbano. Certo, nulla da eccepire riguardo
l'aspetto estetico. Ma dov'è la possibilità di costruire un luogo di
rifugio-gioco, una capanna di legno, dove sono i canneti e i boschetti in cui
nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di
luoghi modificati dall'uomo, ma è importante che questi si compenetrino con
luoghi selvaggi, lasciati allo stato naturale. Anche per l'infanzia.
9. Il diritto ad ascoltare il silenzio
I nostri occhi possono socchiudersi e così
riposare, ma le orecchie sono sempre aperte. Così sono sottoposte continuamente
alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l'abitudine al rumore, alla
situazione rumorosa, a tal punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è
facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da
musiche assordanti. E così accade anche a scuola. L'immagine emblematica di
tutto ciò è data da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi
o in bicicletta si portano nella natura, per una bella passeggiata, con le
cuffie del registratore portatile ben inserite nelle orecchie. Perdiamo
occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare
dell'acqua. Questo significa diritto al silenzio, ad educarci all'ascolto
silenzioso.
10. Il diritto a percepire le sfumature
La città ci abitua alla luce, anche quando in
natura luce non c'è. Nelle nostre case l'elettricità ha permesso e permette di
vivere di notte come fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio
dall'una all'altra situazione. Quel che più è grave è che poche persone, pochi
bambini o bambine, riescono a vedere il sorgere del sole, cioè l'aurora e
l'alba oppure il crepuscolo o il tramonto. Non si percepiscono più le
sfumature. Il pericolo che qualcuno paventa è che vedendo solo nero o bianco si
rischi davvero l'integralismo. In una società in cui le diversità aumentano
anziché diminuire, quest'atteggiamento può risultare realmente pericoloso. È
una riflessione che ci interpella tutti.